23 Febbraio 2020

Visita in Cantina, un trend in crescita tra i turisti Italiani

L’opizione di Roberta Garibaldi esperta di Enogastronomia

PROFESSORESSA GARIBALDI IL VINO SI CONFERMA SEMPRE PIÙ UN FATTORE DI ATTRAZIONE TURISTICA? Sì, certo. Se infatti dai dati del 2017 era emerso che il 41% degli italiani in viaggio aveva visitato negli ultimi tre anni un’azienda vitivinicola e il 35% partecipato a un evento a tema, le ricerche relative al 2018 attestano la crescita di questi valori. Salgono rispettivamente al 56% e al 44%.

 A COSA È INTERESSATO OGGI L’ENOTURISTA ITALIANO?
Il desiderio di fare esperienze enogastronomiche è divenuto, negli anni, un elemento trasversale che interessa non solo una cerchia ristretta di appassionati, ma un pubblico vasto, diversificato. Il 28% dei turisti italiani ha infatti dichiarato di avere intrapreso almeno un viaggio motivato dal desiderio di fare visita in cantina. E il 26% degli enoturisti è andato in tre o più cantine.

QUINDI I TURISTI DEL VINO CERCANO PERCORSI MISTI CHE CONIUGHINO ESPERIENZE ENOGASTRONOMICHE CON LE TRADIZIONI DEL LUOGO CHE VISITANO?
Esatto. Questo pubblico diappassionati gradisce soprattutto le visite ai monumenti, ai borghi e alle bellezze del territorio. C’è poi una larga fetta di persone che cerca trattamenti di rilassamento psico-fisico come lo yoga, oltre alla possibilità di trovare attività dedicate ai bambini. Per non parlare delle manifestazioni sportive come le gare podistiche tra le vigne, famose quelle delle Langhe, e le pedalate. Entrambe in forte aumento.

TRA I NUOVI ENOTURISTI, IN CRESCITA SONO SOPRATTUTTO I MILLENIALS?
Se fino a poco tempo fa il turista enogastronomico tipo era un soggetto
di media età ad alto reddito, oggi  sono i Millennials, ovvero i nati tra il  1981 e il 1998, a farla da padrone. Un  segmento in forte crescita nell’ultimo  anno in Italia che testimonia una  maggior propensione a intraprendere  esperienze enogastronomiche. 

IL MONDO DEL VINO DOVRÀ DUNQUE  FARE SISTEMA CON OFFERTE FORMATIVE  INNOVATIVE?
 
Sì, ora bisogna diversificare l’offerta  sdoganando il concetto che la visita  in cantina sia legato solo all’alcol o  alla chiacchierata sugli aspetti tecnici  della vinificazione. In Napa Valley  in California, ad esempio, sono di  moda le degustazioni dove adulti e  bambini assaggiano il succo d’uva e  il vino dello stesso vitigno. In Italia  in vigna oggi molti produttori portano  la loro identità: artisti che creano  le proprie etichette, o chi fa il dog  trekking, le passeggiate con i cani. La  visita in cantina deve essere attiva e  coinvolgere tutti i sensi come l’olfatto,  il gusto, l’udito. 

CHI STUDIA IL VINO DOVRÀ PRESTARE  PIÙ ATTENZIONE ALLO STUDIO DELLA  CULTURA DELL’ARTE DEL TERRITORIO?
 
A mio avviso, i corsi di studi  dovrebbero spostare un po’ più il  baricentro sullo studio dell’arte,  della cultura e delle tradizioni del  territorio, ma non solo. Mancano corsi  di management hospitality: piani di  studio che diano una pienezza di  informazioni e preparino persone che  abbiano sì le competenze sul vino, ma  anche di marketing e di storytelling.

 COME ENTRANO LE NUOVE TECNOLOGIE  IN CANTINA? 
Le nuove tecnologie, dalla realtà  virtuale e aumentata, agli ologrammi,  ai tavoli multimediali, possono  facilitare la relazione coi turisti,  prima, durante e dopo l’esperienza.  Investire in tecnologia nel turismo  enogastronomico significa soddisfare  i Millennials, ma non solo: i dati ci  indicano che il forte interesse emerge  in modo trasversale. Con la tecnologia  possiamo stimolare una esperienza  turistica più immersiva, coinvolgente  e personalizzata. Si pensi alla realtà  virtuale ed aumentata nelle cantine  che permette di vivere il processo  produttivo sulla reale durata dei 12  mesi e non limitatamente alle due  ore di visita. Chi fruisce del digital  storytelling è poi tendenzialmente più  soddisfatto e quindi maggiormente  propenso a condividere l’esperienza  vissuta.

Intervista a cura di Stefano Borelli

tratto da Il Sommelier

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