27 Giugno 2020

Il Paesaggio del vino protagonista de Il Sommelier

I PAESAGGI DEL VINO

paesaggio
A fine aprile scorso, la Fondazione Edison, in col­laborazione con Federvini, ha lanciato sul web Ar­tedivino, un filmato del registra tedesco Alexander Kockerbeck che documenta, in circa quaranta mi­nuti, il legame tra il nettare di Bacco, il territorio, l’arte e la cultura inquadrando numerosi scorci di paesaggi vitivinicoli dal Sud al Nord d’Italia.

L’importanza del paesaggio l’abbiamo riscoperta durante il lungo e ottundente isolamento, a cui sia­mo stati soggetti, per contenere il virus Covid-19. La sola visione dei luoghi della natura, tramite fo­tografie e video, suscita in chi li osserva effetti ras­serenanti e rassicuranti, a tratti nostalgici. Già lo studio Frontiers in Ecology and the Environment di N. Nadkarni dell’Università dello Utah, pubblicato sulla rivista “Nature” nel 2017, ha evidenziato i be­nefici delle immagini dedicate alla natura in luoghi di detenzione.

Oggi non è più il tempo della sola contemplazione, della memoria e dell’evocazione. Nutriamo tutti il forte desiderio di vivere i paesaggi, di attraversarli, recuperando quel senso di libertà che solo i luoghi aperti e verdi donano, quel legame speciale che unisce l’uomo alla natura contro la denaturazione dei cicli biologici.

Il paesaggio vitivinicolo è l’approfondimento di questo numero de Il Sommelier. Un tema, ancora poco dibattuto rispetto ad altri elementi che com­pongono il mondo del vino, che abbiamo affrontato con un approccio che si esprime attraverso le pa­role di Italo Calvino: “M’interessa tutto ciò che è a cavallo tra varie discipline […] cerco di basarmi su cose che vedo, su oggetti, su immagini” (Corsera 1984).

I “paesaggi del vino” che rientrano tra i paesaggi rurali, sono costellati dalla compresenza di elemen­ti fissi e mobili, materiali e immateriali come il ter­roir (OIV 2010) e la sensorialità (colori, profumi, si­lenziosità…). Lungo questa impostazione abbiamo cercato di raccontare, attraverso i saperi speciali­stici e artistici, i paesaggi vitivinicoli in una duplice prospettiva: quella della narrazione del paesaggio e quella del paesaggio come romanziere di sé stesso.

Con le sue molteplici varietà, il paesaggio nostrano è caratterizzato da scenari vitivinicoli unici, alcuni dei quali hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Basti pensare che sono iscritti nel World Heritage List dell’UNESCO i Paesaggi vitivinicoli delle Lan­ghe-Roero e del Monferrato e le Colline del Prosec­co di Conegliano e Valdobbiadene quali “Paesaggi culturali”. Pantelleria, con la Coltivazione della vite ad alberello e l’Arte dei muretti a secco, rientra nel “Patrimonio culturale immateriale” dell’Umanità. I Vigneti tradizionali del Soave figurano fra i siti del progetto GIAHS-FAO mentre i Vigneti tradizionali del Mandrolisai sono stati iscritti nel Registro Na­zionale del Paesaggio Rurale Storico introdotto dal MIPAAF con l’intento di mettere al centro i paesaggi nostrani caratterizzati da attività agricole, forestali e pastorali nel corso della storia.

Il paesaggio è prospettiva, nuova visione che cam­bia a seconda del punto di osservazione, ma è anche bellezza, armonia dei colori, delle forme, delle dimensioni, degli spazi, della densità. È panorama, ma è anche geografia, ambiente, luogo an­tropico che detie­ne valori, storia, cultura, identi­tà, arte. Il pae­saggio è anche economia, che l’evento epide­mico ha messo in seria difficoltà. All’interno di questi luoghi si producono merci che s’immettono sul mercato e, al contempo, possono rientrare in piani strategici per la valoriz­zazione e la conservazione di tali territori.

È vero, i dati economici in questo momento sono scoraggianti anche per il nostro settore. La storia ci insegna che le crisi sono epifaniche, sono rivelatrici di nuove opportunità, occorre saperle cogliere. Ha scritto l’antropologo E. Turri “L’uomo scopre il mon­do attraverso il paesaggio”. La scoperta e la crisi qui vanno intese come visioni più ampie, come opportunità, come ripensamento dei valori, di nuo­vi significati, di atti creativi capaci di collegare o ricollegare più aspetti apparentemente dissociati, di ideare nuovi progetti e piani d’azione, di incardi­nare le relazioni su altri ritmi collaborativi.

Il paesaggio è appunto un prezioso e importante caleidoscopio, capace di creare nuove simmetrie, nuove osservazioni che oggi più che mai devono essere intercettate per far ripartire questo nostro Paese. Chissà se proprio il paesaggio potrà essere un punto di ripartenza anche per il mondo del vino. Noi lo suggeriamo.

Alice Lupi
ARTICOLO TRATTO DA ” Il Sommelier Magazine

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